Il luogo in cui sorge la Rocca d’Anfo costituì da sempre un confine naturale per chiudere il passo verso la Pianura Padana.

IL PERIODO VISCONTEO

Il valore politico lo raggiunse quando i Visconti ordinarono per la prima volta al Podestà di Brescia di costruire una linea di sbarramento sul Caffaro. Infatti, è ai primi del Trecento che dovrebbe risalire l’impianto serpeggiante con tratti rettilinei di cortina, che dal lago giungeva fino ai monti, terminando in un lungo corridoio murato.

IL PERIODO DELLA REPUBBLICA DELLA SERENISSIMA

Successivamente, durante il dominio veneto iniziato durante la metà del 1400, la Repubblica della Serenissima impose una pesante politica daziaria che gravava sullo spostamento delle merci e, a tale scopo, l’ingegnere bresciano militare Gianfrancesco Martinengo venne incaricato per un profondo riammodernamento della struttura viscontea, definita dal senato veneto una porta dello stato.

La fortificazione che si allungava lungo tutto il versante della montagna, assolveva i due compiti ad essa attribuiti: il complesso basso, operava il controllo del confine e della strada, mentre la parte alta aveva una funzione difensiva. Essi, però, andarono a deteriorarsi durante il XVII e XVIII secolo.

IL PERIODO DELL’IMPERO FRANCESE

Nell’anno VII (14 gennaio 1798) del calendario rivoluzionario francese, venne lanciato il progetto della Rocca d’Anfo per volere di Napoleone Bonaparte. Egli voleva una fortificazione senza ritardi e senza riguardo per la stagione per Avere nella rocca di Anfo e non Brescia una piazza che possa essere lasciata a se stessa e che sappia resistere a un attacco di artiglieria, infatti essa doveva essere in grado di resistere con una guarnigione di quattrocento uomini, per venticinque giorni almeno, ad una potente colonna nemica.

I lavori della vetta della montagna Parlessi, ai piedi del Monte Censo, iniziarono nel 1803 su progetto dell’ingegner François-Joseph-Didier Liédot. Dell’inespugnabile fortezza napoleonica venne però portata a compimento solo la parte alta, data la difficoltà dei finanziamenti e della continua richiesta di manutenzione annuale. In concomitanza venne modificato anche l’assetto della vecchia fortificazione veneta.

La Rocca d’Anfo, però, non fu mai utilizzata per lo scopo per cui era stata fortemente voluta da Napoleone.

DAL RISORGIMENTO ALL’UNITÀ D’ITALIA

La nuova situazione politica creatasi con il dominio austriaco sul Lombardo-Veneto portò a una condizione di superamento dell’importanza strategica che la rocca valsabbina aveva goduto per molti secoli. Divenne il massimo avamposto del potere asburgico della valle e punto di appoggio per garantire la via del Tirolo in caso di grave crisi o immediata ritirata.

Con l’Unità d’Italia e lo sviluppo che ne seguì, in terra bresciana verso la fine del 1800, Giuseppe Zanardelli diede impulso alla città e al territorio. Fu, infatti, in questo periodo che la Rocca d’Anfo ebbe un rinnovamento delle attrezzature difensive con i lavori di ampliamento e ristrutturazione delle batterie, evidentemente necessarie per controllare il confine con l’Impero Austro-Ungarico.

IL VENTESIMO SECOLO

La Prima Guerra Mondiale non toccò da vicino la Rocca d’Anfo che, rimasta relegata nelle retrovie non vide sfruttato il suo potenziale di artiglieria, restando quindi destinata a magazzino e deposito di munizioni fino al termine della guerra nel 1918. Con il definitivo cambiamento territoriale la fortezza perse irrevocabilmente ogni possibilità strategica con il conseguente annullamento delle sue funzioni. Da quel momento fu utilizzata solamente come caserma, punto di appoggio logistico e deposito di armi e munizioni.

Già dal settembre del 1943 rimase senza presidio militare e nel dopoguerra fu oggetto di asportazione, da parte dei “recuperanti”, di tutto ciò che poteva essere utilizzato.

La Rocca d’Anfo fu usata dall’Esercito Italiano fino all’anno 1975 e poi dismessa. Rimase vincolata fino all’anno 1992 al segreto militare, anno in cui tutta l’area venne smilitarizzata e trasferita dal Demanio Militare al Demanio Statale.

Il progressivo degrado, l’incuria, i movimenti franosi e i gesti vandalici hanno messo a dura prova ciò che il tempo aveva risparmiato.

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